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Cheese

I giovani casari italiani e i formaggi dei Presìdi - Marco Ferrero e Matteo Presenti

29/07/2011

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La decrescita produttiva e il ritorno alla terra è un tema molto sentito dalle giovani generazioni. A Cheese porteranno la loro esperienza cinque giovani casari, in un Laboratorio del Gusto (venerdì 16 settembre alle 16) in cui potrete degustare ottimi formaggi e ascoltare la loro storia. Vi presentiamo oggi Marco Ferrero e Matteo Presenti.

L’orgoglio e la fatica
Marco ha 31 anni e lavora da più di dieci. L’idea di fare il pastore gli balenava nella testa già da ragazzo, finché, a scuola finita, si è deciso a mettere a posto il cascinale del nonno a Murazzano e avviare la sua attività. Spinto da una grande passione per gli animali, ha imparato il mestiere lavorando in un’azienda agricola locale e poi ancora un anno con un suo amico: «Non è una vita facile, ma il fatto che arrivino da lontano a chiedere dei miei prodotti mi riempie d’orgoglio». Ora ha un gregge di 150 pecore e dieci vacche da latte. Oltre la tuma di pecora (tutelata dal Presidio Slow Food) ne fa una mista e un pecorino che stagiona per due/tre mesi. «Vendo i formaggi nel circondario, a Carrù, Ceva, Bra, Mondovì e poi c’è qualcuno che viene direttamente in cascina. Non riesco a fare le fiere, o i mercati, non mi rimane il tempo. Le vacanze? In autunno!». D’estate lavora moltissimo e proprio il grande impegno necessario è stata la prima difficoltà incontrata. Ma a sostenerlo da sempre ci sono i genitori – la mamma fa il formaggio quando lui non può – e ora anche la sua compagna: «Ma ancora non ha deciso se anche per lei questa sia la strada giusta».
L’allevamento di Marco rientra nel Presidio Slow Food della tuma di pecora delle Langhe – Piemonte


Tra i pascoli dell’Avaro

Leggenda vuole che la bellezza e i ricchi pascoli del Monte Avaro si debbano all’opera del diavolo gabbato dall’astuzia del proprietario di un alpeggio sopra Cusio, famoso in tutta la valle per la sua avarizia (e da qui il nome della montagna). Il suo era un terreno sterile, ricoperto da grossi macigni, in pratica una pietraia. Fu così che promise l’anima al maligno in cambio di un pascolo rigoglioso, e il diavolo non si fece pregare. Ma, pentito e soprattutto impaurito dall’idea di bruciare all’inferno per l’eternità, l’avaro riuscì a far suonare la campana di Cusio prima che i demoni completassero l’opera, impedendo al diavolo di rispettare i patti e salvandosi l’anima. Da allora il monte divenne il pascolo ideale: erba e fiori in abbondanza e due laghetti per abbeverare le mandrie. Ed è proprio sopra Cusio, tra i Piani dell’Avaro, che Matteo porta le vacche in alpeggio. È poco più che un ragazzo (ne compie 21 quest’anno) ma conosce bene il suo mestiere. Ancora studente aiutava il papà e ora, seguendone le orme, ha 15 vacche da latte tutte sue. Dal dieci giugno (e fino a metà settembre) la montagna è la sua casa: «ma non sono solo quassù, siamo almeno cinque o sei… qualcuno ha la mia età o poco più grande». La giornata è lunga, segnata dall’esigenza delle bestie. E poi c’è da fare il formaggio e da portarlo subito in paese, per la distribuzione. «Non aggiungo niente di nuovo se dico che questo lavoro è faticoso. Spesso mi chiedo se ne valga la pena, e mi viene voglia di mollare tutto, fare una pazzia o soltanto andare in vacanza con i miei amici. Però quando poi vedo i risultati ogni giorno, vado avanti con passione rinnovata».
Matteo fa parte del Presidio dello stracchino all’antica delle Valli Orobiche – Lombardia



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